
La DAACT (dichiarazione attestante il completamento e la conformità dei lavori) rimane il fulcro della regolarizzazione di un edificio rispetto al diritto urbanistico. Tuttavia, osserviamo che la confusione persiste tra il vecchio certificato di conformità, abolito nel 2007, e il regime attuale basato sul modulo Cerfa n°13408. Comprendere la meccanica precisa di questo documento evita blocchi nella fase di rivendita o di rifinanziamento.
Attestazioni tecniche da allegare alla DAACT: RT 2012, RE 2020, parasismico
Il modulo Cerfa n°13408 non è più sufficiente da solo. Per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni pesanti, la normativa richiede di allegare attestazioni di conformità termica, di accessibilità o parasismica a seconda della natura del progetto e della zona geografica.
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In pratica, sempre più banche e assicuratori condizionano il rilascio di fondi o il mantenimento della copertura assicurativa alla presenza di questi documenti allegati alla DAACT. Omettere l’attestazione RE 2020 su una casa nuova, ad esempio, può sospendere un prestito ponte anche se il comune non ha formulato alcuna opposizione.
Raccomandiamo di costituire il dossier di attestazioni già nella fase di cantiere, in diretto collegamento con l’ufficio di studi termici e il controllore tecnico. Aspettare la consegna per occuparsene allunga la procedura di diverse settimane, a volte di più quando il perito deve tornare in loco.
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Per ottenere un certificato di conformità per una casa entro tempi ragionevoli, questa anticipazione rimane il leva più affidabile.
Controllo di conformità da parte del comune: termine, visita in loco e non-opposizione tacita

Dopo la ricezione della DAACT, l’amministrazione ha un termine per contestare la conformità dei lavori. Questo termine decorre dalla data di ricezione del modulo in comune. Se il comune non reagisce entro questo lasso di tempo, la non-opposizione tacita vale come attestazione di conformità.
La visita in loco non è sistematica. Il comune può limitarsi a un controllo su documenti, soprattutto per le dichiarazioni preventive di lavori. Tuttavia, i permessi di costruzione relativi a settori protetti o edifici che ricevono pubblico attivano quasi sempre un sopralluogo di un agente istruttore.
Quando il comune contesta la conformità
In caso di non conformità riscontrata, il comune notifica al proprietario i punti di divergenza tra l’autorizzazione urbanistica e la realizzazione. Il proprietario ha quindi un termine per mettere in conformità o presentare un permesso modificativo. Finché la situazione non è regolarizzata, l’infrazione al codice dell’urbanistica rimane continua, il che espone a procedimenti penali senza prescrizione classica.
Osserviamo che i servizi istruttori concentrano i loro controlli su tre punti ricorrenti:
- L’occupazione del suolo reale rispetto al piano di massa del permesso di costruzione, con particolare attenzione ai sovrapposizioni dei tetti e alle terrazze coperte
- Le altezze di colmo e di acroterio, spesso fonte di scostamenti tra il progetto autorizzato e la costruzione consegnata
- Il rispetto delle distanze rispetto ai confini, punto di attrito frequente nei lotti soggetti a un capitolato
Regolarizzazione di una DAACT assente: costruzioni antiche e vendita immobiliare
L’assenza di DAACT non impedisce giuridicamente la vendita di un bene. Tuttavia, i notai richiedono ormai sistematicamente la prova di deposito della DAACT o l’attestazione di non-opposizione prima di firmare l’atto autentico, anche per costruzioni risalenti a diversi decenni fa.
Questa evoluzione della pratica notarile ha reso la regolarizzazione quasi obbligatoria per ogni proprietario che desidera cedere il proprio bene. In concreto, è ancora possibile presentare una DAACT molti anni dopo la fine dei lavori. Il modulo Cerfa n°13408 è identico, ma il comune può richiedere documenti complementari (piani dell’esistente, rilievi del geometra) se gli archivi del permesso iniziale sono incompleti.

Caso delle case costruite prima del 2007
Prima della riforma del 2007, il certificato di conformità era un documento rilasciato attivamente dal comune. Molti proprietari di case degli anni 1970-2000 non hanno mai ricevuto questo documento, sia perché il comune non l’ha istruito, sia perché il costruttore non ha effettuato la richiesta.
Per questi beni, la procedura di regolarizzazione passa attraverso il deposito di una DAACT tardiva accompagnata, se del caso, da un certificato di urbanismo operativo che consente di verificare la situazione amministrativa del terreno. Se la costruzione è conforme al permesso originale, il comune non ha in linea di principio alcun motivo di opporsi.
Impatto sul finanziamento e sull’assicurazione del bene
Oltre alla dimensione urbanistica, l’assenza di DAACT complica l’accesso al credito per l’acquirente. Alcuni istituti bancari rifiutano di finanziare un bene di cui non è attestata la conformità, considerando il rischio giuridico come un fattore di deprezzamento.
Dal lato degli assicuratori, la copertura danni può essere messa in discussione se i lavori non sono stati oggetto di una dichiarazione di conformità. In caso di sinistro, l’assicuratore può opporre l’assenza di DAACT per limitare l’indennizzo, sostenendo che l’edificio non rispettava l’autorizzazione urbanistica.
Raccomandiamo di conservare nel dossier di proprietà tutti i documenti: ricevuta di deposito della DAACT, attestazioni tecniche (termiche, di accessibilità, parasismiche), e se del caso la lettera di non-opposizione del comune. Questo dossier completo garantisce sia la rivendita che le relazioni con l’assicuratore e la banca.
Un proprietario che regolarizza la propria situazione prima della messa in vendita guadagna in fluidità durante la transazione ed evita le richieste di ribasso formulate da acquirenti informati del rischio. La tendenza degli studi notarili a inasprire le proprie richieste documentali non mostra segni di flessione.